Per Venezia la convivenza fra navi passeggeri e città passa attraverso un impegno immediato sui canali
Se il governo vuole perseguire l’obiettivo di conservare a Venezia le navi passeggeri e le ricadute economiche che generano sul territorio, come è emerso dalle indicazioni del cosiddetto Comitatone, l’unica risposta coerente transita attraverso la manutenzione dei due canali di grande navigazione (Malamocco Marghera e Vittorio Emanuele), che richiedono interventi improcrastinabili, nel rispetto delle esigenze dell’ambiente e dello sviluppo del porto. E con lo stesso senso di responsabilità evidenziato nella gestione, sempre ad alto rischio per il porto, del Mose, la Venezia Port Community offre la massima collaborazione, ma assumendosi anche un impegno preciso: quello di vigilare in modo attento, puntuale e costante, affinchè, come troppo spesso accaduto in passato, le parole non si stemperino in slogan e in impegni non mantenuti.
“Se è vero che dal Comitatone – sottolinea Alessandro Santi, coordinatore della Venezia Port Community – ha trovato conferma che la crocieristica deve restare un elemento economico strategico per Venezia, nel suo ruolo di home port per le navi passeggeri, è necessario un periodo transitorio con ormeggi in terminal commerciali a Marghera, quando disponibili e soggetti a chiare procedure amministrative, e banchine del Canale Nord per alleggerire progressivamente il transito via Bacino di San Marco utilizzando il canale Malamocco Marghera”.
Secondo la Port Community, inoltre, la definizione della soluzione cosiddetta definitiva per la crocieristica e il suo sviluppo in una visione pluridecennale, richiede un’analisi delle esigenze e delle soluzioni diffuse individuate negli anni, con ormeggi per gli yacht (in città storica), per i traghetti veloci, fluviali e navi da crociera (a Marittima e San Basilio); solamente questa ultima parte, in termini di estensione di banchina, è superiore ai 3,5 km lineari consentendo di ospitare 5 navi di dimensione maggiore, 4 navi di dimensione minore, i fluviali e i traghetti veloci. Da ciò discende il fatto che ogni soluzione per il futuro non potrà prescindere dall’essere solo un complemento a quanto già esistente e comunque riferibile unicamente alle navi di maggior dimensione.
E’ necessario rimarcare come il 57% delle unità da crociera transitate a Venezia nel 2019 sia stato di lunghezza inferiore ai 220 mt (e quindi non definibile come ‘grande nave’); queste, come tutte le altre unità (yacht, che possono avere lunghezze superiori ai 100mt, fluviali e traghetti veloci), sono destinate per loro natura a ormeggi del centro storico, San Basilio o Marittima. “Esiste quindi – prosegue Santi - una precondizione irrinunciabile: la garanzia di accesso permanente delle navi che può avvenire, con l’entrata in funzione del MoSE, solo attraverso la bocca di Malamocco, transitando per i canali di Malamocco Marghera e Vittorio Emanuele (via conca o con l’uso modulare delle chiusure come testato nel mese di novembre). Il che significa un impegno immediato a garantire la navigabilità di questi canali che renderà possibile un ormeggio diffuso per tutte le unità e una crescita del mercato di nicchia delle navi minori e di lusso il cui sviluppo è richiesto da più parti in città.”